Io e il mio lavoro (quasi la stessa cosa…)

Il mio lavoro, che amo moltissimo, è il risultato di tutto quello che ho fatto e sperimentato in tutta la mia vita fin qui, e non è fatto solo di creatività a briglia sciolta. E’ un lavoro artigianale, assorbe totalmente, si svolge sempre dietro le quinte e richiede un certo  spirito di sacrificio.  Non si diventa nemmeno ricchi (altrimenti avrei già due o tre segretarie…), ma è un bellissimo lavoro! Penso che il miglior modo per spiegare tanta passione, sia raccontare come ci sono arrivata.

Ieri e l’altro ieri.

Fare la decoratrice d’eventi ed in specifico di matrimoni, non era il mio “sogno nel cassetto”.  Disegnare, modellare, decorare, invece, sono sempre stati i miei passatempi. Non ho frequentato il liceo artistico, nonostante il consiglio degli insegnanti, perché mi bastava  fare quello che sapevo fare. Sperimentavo liberamente quello che mi capitava: dalla pittura alla modellazione, dall’uncinetto al ricamo, dalla composizione floreale all’origami, con buona pace di mia madre che si trovava la casa periodicamente invasa dalla mia ultima “ispirazione artistica”. Io per prima non le consideravo “cose serie” e dopo le scuole superiori, sono diventata la segretaria/assistente di mio padre nella sua azienda. Scuola durissima, devo dire, perché il mio “capo” era tutt’altro che intenerito dal fatto che fossi sua figlia, però mi ha insegnato a lavorare con impegno e determinazione. Poiché lavoravamo per una multinazionale americana, in quel periodo ho dovuto imparare  molto bene l’inglese ed ho avuto a che fare con persone provenienti da tutto il mondo, esperienza per la quale ancora oggi sento un po’ di nostalgia.

Ricordi di famiglia

La mia famiglia mi ha anche trasmesso l’amore per la convivialità e per il buon cibo,  premessa che ritengo fondamentale per fare quel che faccio oggi. Apparecchiare correttamente la tavola, curare la preparazione del cibo e presentarlo adeguatamente, preparare un centrotavola di fiori, erano attività frequenti e piacevoli per  mia madre e me, perché accadeva spesso di ricevere ospiti a casa. Le nostre  frequenti gite domenicali ci portavano a seguire quelli che oggi si chiamano itinerari eno-gastronomici. Abbiamo vissuto a Verona, Roma, Milano e questo ha contribuito ad appassionarmi alle diverse cucine regionali.

I libri

Dopo diverse esperienze lavorative, alla nascita di mio figlio nel 1991, ho deciso di fare esclusivamente la mamma per i suoi primi tre anni di vita.  Solo quando il piccolo ha iniziato ad andare alla scuola materna, ritrovandomi improvvisamente con un po’ di tempo libero, sono tornata ai vecchi amori. Ho ripreso i miei esperimenti artistici… e questa volta è stato mio marito a dover avere molta pazienza! Nel 1997 però i miei esperimenti hanno trovato uno sbocco concreto ed ho avuto l’occasione di fare il mio primo libro per Fabbri Editori – Gruppo RCS, nella collana di manualistica dedicata al fai-da-te. Si trattava di un libro sulla modellazione della pasta al sale e in tre mesi  arrivò addirittura in classifica tra i libri più venduti nella Varia, al secondo posto dopo Giorgio Forattini: fu un inizio incoraggiante! Da allora ho illustrato e scritto  i testi di tutti i miei libri e, per quasi dieci anni,  ho potuto dare spazio alla mia creatività riversandola su pagine stampate. Dopo diversi volumi sulla pasta al sale, si sono susseguiti quelli sui dolci decorati, la piegatura dei tovaglioli, il vintage creativo, fino a l’arte di ricevere, pubblicato da Giunti Editore nel 2006. Quasi dieci anni per altrettanti libri. E’ stato un periodo entusiasmante di ricerche, progetti, esperimenti  e realizzazioni con tantissime tecniche. Per di più, ho lavorato a fianco di fotografi professionisti specializzati in still life, e da loro ho imparato moltissimo mentre curavamo lo styling dei set fotografici per tutti i miei oggetti o preparavamo le immagini degli steps. L’esperienza dei libri è stata davvero molto entusiasmante … ed altrettanto faticosa! Ogni libro ha rappresentato  prima di tutto una grande responsabilità nei confronti di chi mi pagava per farli, così come nei confronti di chi li avrebbe comperati per leggerli. Questo significava lavorare otto – dodici mesi su ciascun libro, per poter riempire 140 pagine con foto e testi in modo convincente e non ripetitivo.  Ogni qual volta consegnavo tutto il materiale di un libro alla redazione, tiravo un gran sospiro di solievo e mi dicevo: “mai più libri!”.  Dimenticavo in fretta i miei propositi, però, e appena me ne davano l’occasione,  iniziavo un nuovo libro con tutto l’entusiasmo possibile.

TV

Tra le conseguenze causate dalla pubblicazione dei libri, c’ è stata anche qualche capatina in tv, su Rai Uno e Canale 5, come testimoniano questi fermo-immagine, ormai d’antan…

I corsi

Nel 2002 mi sono resa conto di come, nelle librerie, la manualistica del fai-da-te artistico stesse cedendo rapidamente il passo ai libri di cucina. Non avevo nessuna intenzione di diventare una cuoca provetta per continuare a fare libri. Per la cucina come per il disegno,  mi bastava saper fare quel che sapevo fare, cioè cucinare piuttosto bene per famiglia ed amici. Mi attirava invece, e  parecchio, l’idea di decorare quello che sta attorno al cibo ed ecco perché è nato “Il Piacere di Ricevere”. All’inizio si è trattato di organizzare e condurre corsi di decorazione in generale e della tavola in specifico. Per poter insegnare ad altri in modo adeguato, ho  studiato con la CHA – Craft and Hobby Association, ottenedo la qualifica di Craft Designer prima e di Certified Demonstrator, poi. In USA prendono molto seriamente qualunque cosa si faccia ed il loro approccio è sempre estremamente professionale. L’esame per ottenere la seconda qualifica, ho dovuto sostenerlo a Düsseldorf, naturalmente in lingua inglese. Insegnare ad altri ad usare tecniche decorative molto diverse, spronarli a sviluppare la propria creatività, è stata un’esperienza molto stimolante ed appagante ed ho perso il conto di quanti corsi, seminari, incontri ho condotto.

Ho progettato e condotto corsi praticamente in tutta Italia, anche su incarico di Fiera Milano, Fiera di Bologna, Fiera di Modena, SIA Italia, FILA, con molta soddisfazione. Anche questa attività ha comportato, ovviamente, una buona dose di fatica. Preparare bene un corso, un incontro a tema, l’intervento ad un seminario, significa essere certi della propria preparazione tecnica ed  avere la massima cura d’ogni dettaglio: da ciò che si dirà a quel che si farà concretamente, dalla preparazione del materiale a quello che dovranno fare i partecipanti. Durante lo svolgimento del corso è necessario avere attenzioni per tutti, tenere desto l’interesse di chi partecipa,  rispondere in modo convincente anche alle domande più sibilline, sedare con  diplomazia i battibecchi tra i partecipanti (capita!), e fare anche un po’ di spettacolo. Non a caso alla fine d’ogni corso scoprivo d’aver perso almeno un paio di chili di peso.

Oggi

Libri e corsi, però,  nel giro di qualche anno, hanno perso popolarità, in parte perché  Internet ha reso facilissimo l’acesso ad ogni generre di know how e in parte perché la crisi economica, iniziata ormai parecchi anni fa, ha tagliato dai budget personali tutto ciò che non è considerato necessario. Il passaggio dalla divulgazione (libri e corsi) all’offerta concreta (servizi per gli eventi conviviali)  è stata una conseguenza naturale e “Il Piacere di Ricevere” è diventato una ditta artigianale. Il primo matrimonio per il quale mi è stato chiesto di preparare le decorazioni (per i sette buffet dell’aperitivo!)  è stato quello di Luciano Pavarotti e Nicoletta Mantovani. Con un inizio così, non avreste continuato anche voi?

Sono trascorsi altri dieci anni ed oggi difficilmente riesco a far rientrare tutto quello che devo fare nei cinque giorni di una normale settimana lavorativa. Nella mia attuale professione di  wedding designer – wedding coordinator  – decoratrice – organizzatrice d’eventi conviviali o come altro similarmente mi si voglia definire, lavoro spesso la domenica e nei giorni festivi.  Non sempre si tratta di lavorare, come parrebbe logico,  per un allestimento, l’organizzazione di un evento o per qualunque altra attività strettamente remunerativa. Nei giorni di festa mi capita anche di dover risistemare il laboratorio per poter ritrovare quel che mi occorre quando mi occorre. Oppure, devo occuparmi della compilazione delle schede di lavoro per gli eventi già confermati e della conseguente verifica di ciò che servirà per gli allestimenti; praticamente sempre, c’è qualcosa da ordinare e bisogna controllare entro quando, a chi ed in quale quantità (di metri, di pezzi, di mazzi, di chili…). Altre volte devo occuparmi dell’amministrazione terminare le decorazioni per un ristorante che le aspetta già da un po’, pensare a come allestire lo stand per la prossima fiera, possibilmente facendo in modo che sia accattivante e commercialmente efficace. C’è da pensare pure alla comunicazione (come, dove, quanta?) e, soprattutto,  organizzare il lavoro mio e di altri, per l’allestimento da fare nel  week end successivo.

Il mio  è un lavoro fatto di tante ore, festivi compresi, spese ogni giorno per capire cosa sia meglio per i miei clienti, senza dimenticare cosa è meglio per la mia piccolissima ditta. E’ fatto di idee, alcune buone altre da scartare, e di un tempo per metterle in pratica, che sembra non bastare mai. Un tempo da sfruttare, a volte,  fino a quando la stanchezza non ha il sopravvento. Ma come ho scritto all’inizio, è un gran bel lavoro!

 

Lucia Pazzi

 

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